lunedì 20 ottobre 2014

Torino Tour Gallery - Gran Tour - 18 ottobre 2014


Tour dei luoghi storici e contemporanei di Vanchiglia.

Luoghi visitati:

- Fetta di Polenta
- Galleria Van der
- Chiesa di Santa Giulia 
- Galleria Nopx
- Galleria Moitre
- Studio d'artista di Carlo Gloria e Jins
- Galleria Luce















giovedì 15 maggio 2014

Galleria Raffaella de Chirico

Una delle tappe del Torino Tour Gallery del 24 maggio 

Andate a vedere il sito...


http://www.dechiricogalleriadarte.com/

sabato 10 maggio 2014

Torino Tour Gallery - Via della Rocca



Il 24 maggio si svolgerà il Torino Tour Gallery. 

Che cos'è? 

Torino Tour Gallery è un’iniziativa il cui proposito oscilla fra il ruolo assunto dall’arte e quello rivestito dallo spettatore nei giorni nostri.

Un’opera d’arte non avrebbe nulla da comunicare, se dinnanzi ad essa non vi fosse qualcuno a contemplarla. Il proposito del Torino Tour Gallery consiste nella volontà di condurre il pubblico a contatto diretto con le creazioni artistiche, offrendo ai partecipanti alcune nozioni su ciò che vedranno, in modo da rendere maggiormente comprensibile il panorama artistico che ci circonda.

Le tappe previste saranno gallerie d’arte, studi d’artista, monumenti,… e ogni giro terminerà con una degustazione o un aperitivo.

Torino Tour Gallery è un’iniziativa rivolta a tutti: a chi è semplicemente curioso, a chi ama l’arte e a chi è intenzionato a scoprire fino in fondo cosa rappresentava in passato e cosa rappresenta oggi l’espressione artistica per l’uomo.


Volete saperne di più? 

Volete sapere come prenotarvi?

Leggete, Leggete 



Dove si svolgerà il Tour Gallery?

In via della Rocca, luogo da sempre denso di storia, di gallerie d’arte, a due passi dal centro.

A che ora si parte?

alle ore 17, ritrovo davanti al Monumento di Guglielmo Pepe, in Piazza Maria Teresa , la foto del monumento campeggia all’inizio di questa serie di domande.

Come si partecipa?


Ovviamente ci si può prenotare, al numero 338 1426301, al numero 3405172587 oppure al numero dell'azienda di Servizi Turistici CulturalWay (che trovate anche su internet (culturalway.it) , la quale gestirà il giro in Via della Rocca, tel: 339.3885984, oppure via email: galleriamoitr@gmail.com


Quali saranno le tappe:

Storia di Via della Rocca
Piazza Maria Teresa
Monumento di Guglielmo Pepe
Galleria Raffaella de Chirico
Galleria Giampiero Biasutti
Galleria Riccardo Costantini


Alla fine di tutto il tour che durerà massimo due ore e mezza, non vogliamo prenderci un aperitivo?

Andiamo al Micro Cafè, ovviamente su Via della Rocca.


Quanto costa?

Il Tour verrà 10 euro, se volte l'aperitivo (facoltativo) 17 euro in totale. (ripeto, in totale)



PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI VIA EMAIL :
galleriamoitr@gmail.com o via telefono: 3381426301


lunedì 7 ottobre 2013

Il 12 ottobre alla Oblom Gallery




APPRODARE ALLA DERIVA
di Riccarda Montenero
a cura di Ivan Fassio

Perché non assoggettarsi all’uso di forme condivise? Perché allontanarsi dalle consuetudini della rappresentazione? A richiedercelo è un’analisi approfondita della realtà, che ci porta a considerare il mondo come un insieme di relazioni sottoposte ad una complessa logica del divenire. La conseguente necessità, derivante da questa presa di coscienza, implica un superamento dell’arte come prodotto umano, al fine di ricreare un mutamento espressivo costante, ad immagine della natura stessa. Inevitabile è tendere verso l’adeguamento a una regola sottostante e, al tempo stesso, a un’originaria modalità di produzione delle apparenze. Comprendiamo e produciamo significati nella consapevolezza di essere immersi in un complicato dinamismo, strutturante e modellante, che forgia tutto il vivente in gradazioni e tonalità. Abbandoniamo, allo stesso modo, l’idea di un dualismo incessante tra materia e sostanza, aspetto e contenuto: creatore e garante di soggetti e oggetti, essenze e coscienze. Percepiamo la totalità nell’incommensurabilità di incontri, affetti, sfumature, concatenazioni. Il tempo non rappresenta soltanto una misura:è differenza, variazione, riproduzione dell’uguale. Oltre a estensione, lo spazio è intensità, distanza, unione e separazione.
Il territorio, di conseguenza, non equivale esclusivamente ad ambiente, paesaggio, costruzione, ma soprattutto a vettore: condizione di entrata e uscita incessante, perenne funzione di incanalamento. Le coordinate sono semplicemente rappresentate dai segni di demarcazione prodotti dalle creature. Per il mondo animale, le indicazioni imprescindibili e i confini biologici risultano molto precisi e circoscritti. Gli uomini, operando una grande quantità di segni, tratteggiano lo spazio, senza definire limiti statici. L’artista, declinando il proprio operato secondo infinite possibilità, incide e imprime sempre il territorio con i colori e le forme, con le parole e le immagini: tali segnalazioni costituiscono un flusso che va dall’autore al mondo, e viceversa. In questo caso, l’esistenza si esprime nell’invenzione di segni, i quali, riproducendo i meccanismi della vita, marcano il territorio esplicitamente, ripiegandosi sensibilmente sulla loro stessa finalità: mise en abyme, circolo vizioso, mimetismo tautologico. Gli artisti sarebbero, in questo senso, equiparabili a bestie sovrumane, pachidermi in continuo spostamento, stormi migratori capaci di portare, lasciare oppure depositare un messaggio compiuto in modo inequivocabile e manifesto.
Con l’esposizione “Approdare alla Deriva”, Riccarda Montenero inscena una produzione concreta di significati, in un dislocamento che ne definisce le dinamiche di appropriazione e dispersione. Il tempo si fa macchia illogica, accumulo di informazioni. Lo spazio si compone teatralmente, ridotto a simulazione di un non-luogo rivisitato: limite consunto,valvola di sfogo più che situazione di stallo. L’esausto sfiato della parola incarnata giunge ai sensi di un altrettanto spossato visitatore: il pubblico, con il suo fardello di preclusioni o con il suo carico di speranze. Monconi, uncini, protesi, tronchi di un corpo nomade preparano la zona di una futura permanenza, di una sistemazione stanziale. Questo particolare territorio occupa il tragitto di un’invasione barbarica. Dalla spiaggia di attracco clandestino – infestata da inesorabili presagi mortiferi – ai locali di stoccaggio, la traccia grammaticale delle migrazioni si condensa in ieratiche figure scultoree, in effigi sinuose e misteriose. Allacciata agli avvenimenti testimoniati dalla storia e dall’attualità, la tragedia rilascia un alone universale, distaccato, che evapora, fluttua e, finalmente, condensa. Questi risultati riportano agli esiti archetipici del viaggio: gli ostacoli del percorso, la preghiera, la sublimazione poetica, il passaggio denso del tempo, l’enigma di un orizzonte sconosciuto, l’abbraccio sensuale della conquista, la contaminazione e l’epidemia, le sbarre della prigionia…


lunedì 30 settembre 2013

Un anno fa...


Circa un anno fa venne ideato il Tour Gallery, come disse bene Viola Invernizzi: - Il proposito del Torino Tour Gallery consiste nella volontà di condurre il pubblico a contatto diretto con le creazioni artistiche, offrendo ai partecipanti alcune nozioni su ciò che vedranno, in modo da rendere maggiormente comprensibile il panorama artistico che ci circonda.- il 12 ottobre si riprende! Se volete prenotarvi telefonateci (3381426301) o scriveteci via mail galleriamoitr@gmail.com

sabato 28 settembre 2013

Velan art center per il Torino Tour Gallery


Nel Torino Tour Gallery del 12 ottobre passeremo anche da Velan, che ha appena aperto una bellissima esposizione di pittura.

Gli artisti proposti sono: 

Paola Angelini (San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, 1983) utilizza disegno e pittura come strumenti fluidi di un’indagine interiore dagli interessanti esiti psicoanalitici. I suoi quadri, solitamente di grandi dimensioni, hanno molto spesso come elementi di origine degli animali di piccole dimensioni disposti in primo piano come a stabilire un limen spaziale. Da lì poi la Angelini sviluppa una pittura quasi sempre figurativa, ma con forti proiezioni interiori che, anche grazie ad una accurata scelta del colore, spingono l’osservatore ben  aldilà del soggetto dipinto. Sorprende nei quadri della giovane pittrice marchigiana la potenza dell’immagine, ottenuta attraverso l’uso di colori freddi accostati ad altri squillanti, la presenza di ombre profonde e la densità materica del segno.
Sara Enrico (Biella, 1979) della materia pittorica sfrutta le possibilità anche scultoree attraverso una sistematica ricerca delle sue potenzialità sia cromatiche che di trasformazione processuale, forzandone l’uso e testando accostamenti che possano in qualche modo scardinare la funzione specifica per cui un materiale stesso nasce. I lavori dell’artista torinese infatti sono il risultato di una molteplicità di passaggi diretti ed indiretti della materia d’origine su media differenti, da quelli più tradizionali come tela o tessuto a quelli più contemporanei come scanner e computer, aprendosi a relazioni anche con sistemi di riferimento più ampi. Il risultato ottenuto contiene pittura nel proprio DNA, conservandone tuttavia solo minime tracce visive. Da Velan Sara Enrico espone per la prima volta PILLOWS#3 (2012), una scultura in gesso e colore ad olio, e due pezzi della serie STRIPES (2012-2013), in cui la pittura ad olio, modellata in una porzione di tela ripiegata, assume una divertente forma scultoreo-pittorica. La serie PILLOWS -  spiega l’artista - si basa sulla possibilità di registrare le pieghe che imprimo alle tele mentre lavoro, in modo da lasciare sulla forma in gesso un’incisione che è il negativo della superficie del dipinto, ovvero la trascrizione tridimensionale dello sguardo che si muove su di esso.
Helena Hladilová (Kroměříž, Repubblica Ceca, 1983) è una attenta osservatrice. Le sue opere solitamente nascono dalla scoperta di dettagli spesso invisibili o perché piccoli e nascosti o perché dimenticati. L’artista prende spunto dalle condizioni ambientali di partenza, per creare lavori che, sollecitando in modo nuovo i sensi, costringono l’osservatore a prendere atto o considerare diversamente qualcosa, a volte semplicemente sostituendo o aggiungendo un elemento.  Le opere della Hladilová a mio avviso hanno spesso una venatura tra l’ironico ed il malinconico che all’artista credo derivino dalla sua cultura d’origine. In mostra la Hladilová presenta due nuovi lavori appositamente concepiti. Si tratta – come spiega lei stessa - di quadri spaccati. Il dipinto su di essi segue la forma della spaccatura e verranno installati nello spazio più come sculture che come quadri.
I lavori di Alessandro Roma (Milano, 1977) sono delle affascinanti composizioni piranesiane del nostro  tempo. Nella sua pratica artistica Roma utilizza il collage come tecnica privilegiata, ma realizza anche bassorilievi e sculture in terracotta di grandi dimensioni.  Nel caso dei collage, si tratta di trompe l’oeil in cui la superficie, che ad una certa distanza appare uniforme, ad una osservazione più attenta si rivela essere una texture di forme differenti, le cui fonti iconografiche originarie, come alberi, piante e rocce, risultano intuibili, ma non immediatamente riconoscibili. Pur prendendo spunto dalla pittura tradizionale, Alessandro Roma ha creato un personale e raffinatissimo  linguaggio in cui la pittura ad olio, mescolata a spray, smalto e grafite è capace di trasformare elementi tratti da paesaggi esterni in una esperienza visiva che tesse le fila della memoria (vissuta e immaginata) di chi guarda. In mostra Alessandro Roma presenta una scultura ed un collage di piccole dimensioni. Si tratta di Mandragola (2012), una terracotta dipinta il cui nome evoca la piccola pianta di machiavelliana memoria e Bozzetto-scultura (Mandragola), un collage su carta del 2011. Ogni piccolo collage – precisa l’artista - è di riferimento ad una scultura. L’artista ha infatti realizzato un micro archivio botanico di sculture in terracotta, ciascuna delle quali è accompagnata da un bozzetto 40 x 30 cm.
Namsal Siedlecki (Greenfield, USA, 1986) dopo l’imprinting dell’Accademia di Carrara, ha iniziato a mettere radicalmente in discussione il concetto tradizionale di scultura con una serie di lavori installativi i cui pochi elementi di base venivano accostati e riletti attraverso i concetti di origine e di tempo. Nei lavori più recenti l’artista si mostra sempre più interessato alla possibilità di un recupero dell’identità originaria della materia, che è fisica e poetica insieme.  Il nuovo progetto che sto portando avanti- dichiara Siedlecki - nasce dal desiderio di recuperare il rame all’interno di vecchi televisori a tubo catodico. Ogni televisore racchiude circa, 2 kg di rame, il rifiuto si rivela così miniera da cui estrarre il minerale. Attraverso una reazione esotermica, dal rame si ottiene l'ossido, noto come il “verde rame” tipico disinfettante e fungicida usato nella viticoltura. Spruzzando l'ossido ricavato su una tela, il pigmento anziché avere uno scopo estetico svolge una funzione di protezione del supporto tela.